IL CROCIFISSO IN CLASSE

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IL CROCIFISSO IN CLASSE

Messaggio  Fabio il Mer Nov 04, 2009 6:44 pm

Apro un topic per parlare ed inserire tutti i collegamenti che possiamo trovare nel web su questa spinosa questione che tanto ha indignato le nostre coscienze.
Per favore, mettete un titolo ad ogni intervento e inserite il link della fonte; in questo modo possiamo avere chiaro cosa stiamo leggendo e come approfondire l'intervento.
Pace e bene



Ultima modifica di Fabio il Mer Nov 04, 2009 7:03 pm, modificato 2 volte

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Un ragionamento viziato

Messaggio  Fabio il Mer Nov 04, 2009 6:45 pm

Un ragionamento viziato
La sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo


Sir - Un "ragionamento viziato sul presupposto che il crocifisso possa costringere ad una professione di fede, mentre esso è un simbolo passivo, che cioè non costringe in coscienza nessuno". È il commento "a caldo" rilasciato il 3 novembre al SIR da Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa, poco dopo la sentenza con la quale nello stesso giorno la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha stabilito, a seguito del ricorso di una cittadina italiana, che l'esposizione del crocifisso in classe costituisce "una violazione al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione". Il ricorso a Strasburgo era stato presentato il 27 luglio 2006 da Solie Lautsi, madre di due ragazzi che nell'anno scolastico 2001-2002 avevano frequentato ad Abano Terme l'Istituto statale "Vittorino da Feltre". La Lautsi si era già rivolta nel luglio 2002 al Tar del Veneto, che nel gennaio 2004 ha consentito che il ricorso venisse inviato alla Corte costituzionale, i cui giudici hanno stabilito di non avere la giurisdizione sul caso. Il fascicolo è quindi tornato al Tar che nel marzo 2005 non ha accolto il ricorso, sostenendo che il crocifisso è simbolo della storia, della cultura e dell'identità del nostro Paese. Posizione confermata nel febbraio 2006 dal Consiglio di Stato.

Un "ritorno" di laicismo? "Oltre che essere un simbolo religioso - conferma Dalla Torre - il crocifisso esprime la nostra cultura e identità. Abbiamo bisogno di elementi che facciano mantenere coesa la società intorno a valori tradizionali e fondanti". Questo, precisa il rettore della Lumsa, "è peraltro il ragionamento che ha portato a numerose decisioni di giudici italiani che mi appaiono ancora del tutto condivisibili. Se il crocifisso non fosse anzitutto un simbolo culturale - e quindi non coercitivo per alcuno - dovremmo togliere tutte le croci presenti sulle nostre strade e piazze e questo sarebbe veramente ridicolo". Per Dalla Torre non sono dunque "pertinenti" i richiami della sentenza in questione all'art.2 del protocollo n.1 (diritto all'istruzione) e all'art.9 in materia di libertà di pensiero, coscienza e religione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. "Mi pare - dichiara il giurista - che i giudici della Corte di Strasburgo continuino a manifestare una chiara lontananza da quelle che sono la realtà dei Paesi europei e le aspettative dei loro cittadini". Dalla Torre parla di "uno dei tanti e ricorrenti ritorni di laicismo cui siamo ormai abituati" e rammenta che "i giudici europei hanno un'estrazione politica che non sempre corrisponde ai contesti nazionali dai quali provengono". La sentenza afferma che lo Stato è tenuto alla "neutralità confessionale" nel quadro dell'istruzione pubblica: "Un'istruzione pubblica che non rendesse presente anche una dimensione religiosa - replica Dalla Torre - non sarebbe un'istruzione neutrale, ma di parte. Occorre senza dubbio tutelare la libertà religiosa, ma il fatto religioso non va nascosto. Farlo significherebbe assumere una posizione non laica ma laicista nel senso peggiore del termine".

Visione parziale e ideologica. "La decisione della Corte di Strasburgo suscita amarezza e non poche perplessità. Fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni, in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica". Questa la posizione della Conferenza episcopale italiana sulla sentenza, espressa il 3 novembre in una nota. "Risulta ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale", precisa la nota. Secondo i vescovi, "non si tiene conto del fatto che, in realtà, nell'esperienza italiana l'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo" come "parte del patrimonio storico del popolo italiano", ribadito dal Concordato del 1984. "In tal modo, si rischia di separare artificiosamente l'identità nazionale dalle sue matrici spirituali e culturali", mentre, conclude la Cei, "non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo, l'ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione; alla presenza, in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche".

Sbagliato e miope. "La sentenza della Corte europea è stata accolta in Vaticano con stupore e rammarico": così padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. "Il Crocifisso - ha aggiunto padre Lombardi in una dichiarazione resa a Radio Vaticana e al Tg1 nella serata del 3 novembre - è stato sempre un segno di offerta di amore di Dio e di unione e accoglienza per tutta l'umanità. Dispiace che venga considerato come un segno di divisione, di esclusione o di limitazione della libertà. Non è questo, e non lo è nel sentire comune della nostra gente. In particolare, è grave voler emarginare dal mondo educativo un segno fondamentale dell'importanza dei valori religiosi nella storia e nella cultura italiana. La religione dà un contributo prezioso per la formazione e la crescita morale delle persone, ed è una componente essenziale della nostra civiltà. È sbagliato e miope volerla escludere dalla realtà educativa". Infine da padre Lombardi un richiamo di taglio europeo: "Stupisce poi che una Corte europea intervenga pesantemente in una materia molto profondamente legata all'identità storica, culturale, spirituale del popolo italiano. Non è per questa via che si viene attratti ad amare e condividere di più l'idea europea, che come cattolici italiani abbiamo fortemente sostenuto fin dalle sue origini. Sembra che si voglia disconoscere il ruolo del cristianesimo nella formazione dell'identità europea, che invece è stato e rimane essenziale".

Radici cristiane. "Crediamo che l'accoglienza dell'altro e il rispetto della sua diversità debbano partire dal riconoscimento della propria identità" afferma Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari. Il crocifisso, osserva, è il riconoscimento "delle radici cristiane della società italiana ed europea, parla nel nostro Paese della stragrande maggioranza degli studenti e delle famiglie che scelgono l'insegnamento della religione cattolica". "Attenderemo di leggere le motivazioni della sentenza - conclude Belletti - ma allo stato dell'arte la Corte sembra prefigurare per i popoli del Vecchio Continente una cittadinanza priva di soggetti chiari e definiti, una società dal volto senza lineamenti". Molte altre associazioni, tra le quali Mcl, Agesc e Comunità Papa Giovanni XXIII, si sono poste in questa stessa linea.


http://perfettaletizia.blogspot.com/2009/11/un-ragionamento-viziato.html


Ultima modifica di Fabio il Mer Nov 04, 2009 6:49 pm, modificato 1 volta

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Il “nulla” appeso al posto del crocefisso

Messaggio  Fabio il Mer Nov 04, 2009 6:48 pm

Il “nulla” appeso al posto del crocefisso
Secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo i crocifissi nelle aule costituiscono violazione alla libertà religiosa degli alunni. Lo ha stabilito la Corte nella sentenza ad un ricorso presentato da una cittadina italiana che nel 2002 aveva chiesto all’istituto ‘Vittorino da Feltre’ di Abano Terme (Padova), di togliere i crocifissi dalle aule. Secondo i Giudici di Strasburgo questi costituiscono una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni»...
CulturaCattolica


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I primi commenti ascoltati oggi ci spiegano che il Rappresentante italiano avrebbe annunciato ricorso, mentre l’on. Pierferdinando Casini ha rilevato che ciò è conseguente all’incoerenza dei Governanti europei che non hanno voluto riconoscere le radici cristiane dell’Europa; ovviamente i Comunisti italiani hanno commentato: «lezione di laicità dall’Europa.»

Ora è tutto tempo perso. Sarebbe bastato che, come da oltre due anni proviamo a chiedere pur con la nostra “esile” voce, avessimo detto Trattato di Lisbona sì, Carta dei diritti fondamentali no! Carta e giurisprudenza relativa non prevalgono sulla nostra Legge. Come ad esempio ha stabilito l’Irlanda. Ma non lo abbiamo voluto dire, noi siamo più europeisti (!); non l’abbiamo detto noi, altro che i Governanti europei. Ora, piaccia o no, tutto è molto più difficile perché dobbiamo contraddirci!

Riprendendo la domanda che formulavamo nel nostro ultimo articolo, domanda che ora non è più provocatoria, è reale, chiediamo: ci penseranno i Ministri Frattini e Ronchi, o chi della CEI, a comunicarci che dobbiamo togliere i crocifissi dalle aule e magari, come era già stato proposto, da tutti i luoghi pubblici? Per 2000 anni abbiamo sbagliato secondo il relativismo ed il nichilismo dei Giudici di Strasburgo, e della mentalirà dominante.
A proposito un’altra domanda: dovendo rimuovere i crocifissi dai luoghi pubblici all’esterno di tutte le Chiese e di tutte le Cattedrali come faremo? Chi procederà? Già questo mostra la l’infondatezza e l’assurdità della sentenza in oggetto; ma tant’è.
Non so cosa altro possiamo fare: dobbiamo restare saldamente ancorati alla guida autorevole e sicura di Benedetto XVI, ed è davvero necessario e urgente mobilitarci per un coro incessante di preghiere: povera Italia, povera Europa, povera Chiesa in Italia e in Europa!

Giorgio Salina
Nato nel 1938 a Milano. Dirigente all’Ansaldo energia: Project Manager per la realizzazione di Centrali termoelettriche all’estero, anche in accordi di project financing. Dal pensionamento, prestazioni sotto forma di volontariato come Direttore generale della CdO, quindi come collaboratore della Nunziatura Apostolica presso l’UE con sede a Bruxelles, e della Missione permanente della Santa Sede di Ginevra per l’assemblea annuale dell’ILO. Presidente dell’Associazione europea per la Fondazione Europa. Presidente di Paneuropa Italia.


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C’è chi col crocefisso ci parla tutti i giorni: esisterà, da qualche parte, un emulo di don Camillo, per “inventare” il quale l’ottimo Guareschi deve essersi ispirato (almeno credo) a situazioni e personaggi esistenti e conosciuti.

C’è chi, invece, il crocefisso non lo può vedere, sino a rifiutarsi di lavorare in sua presenza. E stiamo parlando di un Giudice (Luigi Tosti) e di un’aula di Tribunale, con annesso crocefisso appeso alla parete (Camerino). La giustizia non può patire – secondo quel magistrato – di essere resa davanti a quel simbolo: potrebbe offendere chi è di un’altra religione e lederebbe la cd. libertà di religione (e la Corte di Cassazione, con la sentenza del 17 febbraio scorso, di cui è stata pubblicata la motivazione pochi giorni fa, sembra dargli ragione, laddove afferma che la tesi sostenuta dal magistrato, che si è più volte rifiutato di svolgere le udienze per la presenza del crocefisso, facendo appello alla libertà di religione, ha “una sua sostanziale dignità e meriterebbe un adeguato approfondimento per verificarne la fondatezza o meno”).

Ma – ci si chiede – cosa c’entra in tutto ciò la libertà di religione?
Il crocefisso a scuola, o nelle aule giudiziarie (là dove ancora c’è), non vieta mica a nessuno di professare ed esercitare liberamente la propria fede (secondo quanto garantito dall’art. 19 Cost.). Né impone a chicchessia l’esercizio di una determinata fede, credenza o convinzione (secondo il contenuto negativo di detto diritto di libertà). Non si può certo sostenere che la semplice presenza del crocefisso obblighi qualcuno ad essere cristiano!

Peraltro, anche la stessa Corte di Cassazione (che ora pare richiedere un “maggior approfondimento”), con la sentenza della III^ Sezione del 13 ottobre 1998, aveva già avuto modo di affermare che non violava il divieto di differenziazioni per motivi religiosi l’esposizione del crocefisso in aula scolastica adibita a seggio elettorale, in quanto “il principio di libertà religiosa, collegato a quello di uguaglianza, importa soltanto che a nessuno può essere imposta per legge una prestazione di contenuto religioso ovvero contrastante con i suoi convincimenti in materia di culto…: condizione questa non ravvisabile nella fattispecie”.

Allora, forse ci si richiama ad un malinteso senso di laicità dello Stato, secondo il quale lo Stato dovrebbe essere “equidistante” rispetto ad ogni confessione religiosa.
Ma anche sotto questo aspetto, è da tempo che la Corte Costituzionale – in particolare nella sentenza 203 del 12 aprile 1989 – ha affermato che “il principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 Cost., implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale”.

Trattasi quindi di definizione adottata “in positivo”: non mera neutralità dello Stato (e – men che meno – disconoscimento della libertà di espressione e di azione della Chiesa cattolica, come da molte parti si vorrebbe); bensì garanzia della libertà religiosa, in un quadro di riferimento non più confessionale bensì pluralistico (infatti, ai sensi del punto 1 del Protocollo addizionale alla Legge 121 del 25 marzo 1985 di ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra Repubblica Italiana e Santa Sede, cd. Accordi di Villa Madama, “si considera non più in vigore il principio, originariamente richiamato dai Patti lateranensi, della religione cattolica come sola religione dello Stato Italiano”).

In tal senso la Repubblica, proprio per la sua laicità, può continuare ad assicurare, per esempio, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, ed anche – si ritiene – continuare ad utilizzare i simboli della religione cattolica, in base a due ordini di valutazioni: a) “il valore della cultura religiosa” in quanto tale, formativo di per sé (elemento indeterminato e riferito dalla Corte Costituzionale al pluralismo religioso della società civile); b) “tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano” (elemento specifico della religiosità cattolica in Italia) (art.9, co. 2, della Legge 121/1985; e punto 5, lett. a del protocollo Addizionale).
Ciò, naturalmente, senza imposizioni di sorta per quanto concerne la partecipazione dei cittadini (ed infatti l’insegnamento della religione cattolica è facoltativo).

Mi pare che la mera presenza del crocefisso negli ambienti pubblici non imponga assolutamente niente a nessuno, ma sia semplicemente (continui ad essere) il semplice richiamo al valore del cristianesimo, al quale dobbiamo (volenti o nolenti) i contenuti della nostra civiltà (è questo il senso dell’ormai famoso “perché non possiamo non dirci cristiani” di crociana memoria).

A questo punto, mi pare allora importante una riflessione. E’ evidente che c’è un tentativo non di tutelare la libertà di religione o la laicità dello Stato, quanto invece la pretesa di disconoscere – per tutti, a livello pubblico – il valore del cristianesimo, sostituendo ad esso la pretesa di una suprema neutralità statale, indifferenza, agnosticismo, pulizia religiosa, eliminazione di tutte le sovrastrutture di marxiana memoria (religione oppio dei popoli).
E non ci si accorge che – così facendo – si appende alla parete un’altra religione, discriminando (secondo gli stessi principi logici) coloro che affidano invece la propria vita al “misero” Crocefisso.

Avv. Stefano Spinelli
cassazionista e dottore di ricerca in diritto costituzionale

http://www.mgfsicilia.org/att457.htm

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Re: IL CROCIFISSO IN CLASSE

Messaggio  francescoleone il Mer Nov 04, 2009 9:47 pm

leggendo bene la sentenza si capisce che non si devono togliere i Crocefissi dalle classi Fratelli ...questa sentenza è quanto meno pilatesca

francescoleone

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Via il crocifisso dalle scuole e poi?

Messaggio  Fabio il Mer Nov 04, 2009 11:07 pm

Via i crocifissi dalle scuole e poi?

Provate a guardare la realtà, a guardarvi intorno. Scoprirete che il panettiere dove acquistate il pane tutti i giorni, ha accanto al bancone l’immagine di Padre Pio e che il fruttivendolo espone il Calendario di Radio Maria... Che dire poi delle scuole intitolate a san Giovanni Bosco, a Santa Rita, l’università del Sacro Cuore, aboliamo! E aboliamo anche i paesi, San Giovanni Rotondo, San Colombano, San Candido e gli stati come San Marino, perché tutta la nostra storia parla di santi... E la croce sulla bandiera Finlandese?

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Via i crocifissi dalle scuole e poi?
di Nerella Buggio, in CulturaCattolica

C’era da immaginarselo, ma i titoli dei giornali e dei telegiornali possono trarre in inganno, va chiarito che La Corte dei diritti dell'Uomo non è un organismo dell'Unione Europea, infatti, nel collegio dei sette giudici che ha emesso la sentenza sono presenti anche un giudice turco e un giudice serbo. In ogni caso questa sentenza è molto grave e poco rispettosa della storia e della cultura del nostro paese.

Provate a guardare la realtà, a guardarvi intorno. Scoprirete che il panettiere dove acquistate il pane tutti i giorni, ha accanto al bancone l’immagine di Padre Pio e che il fruttivendolo espone il Calendario di Radio Maria, che il trasportatore che parcheggia il furgone sulla vostra via ha attaccato allo specchietto retrovisore un rosario benedetto.

A dare retta a questa sentenza, tra un po’ bisognerà chiedere che nei paesi di montagna siano demolite le edicole mariane, le croci sulla cima dei monti, i quartieri delle città, san donato a Bologna, san Lorenzo a Roma, San Rocco a Monza e via elencando. Come farà un ateo, un ebreo o un musulmano, a curarsi all’ospedale San Gerardo di Monza, al Sant’Anna o al Sant’Orsola.

Che dire poi delle scuole intitolate a san Giovanni Bosco, a Santa Rita, l’università del Sacro Cuore, aboliamo! E aboliamo anche i paesi, San Giovanni Rotondo, San Colombano, san Candido e gli stati come San Marino, perché tutta la nostra storia parla di santi.

Proseguendo bisognerà vietare che Dante sia insegnato nelle scuole, perché il suo – Vergine Madre, figlia del tuo figlio… - non è abbastanza laico, ma nemmeno Alda Merini, la poetessa recentemente scomparsa si salverà, le sue poesie parlano della vita, quindi di amore, di carnalità, di dolore, di felicità e di Dio, leggerle in pubblico sarà vietato? Giotto, Caravaggio, Masaccio, Beato Angelico, Mantegna, come parlare d’arte senza parlare di Madonne, Crocifissioni, santi e miracoli?

Si dovrà poi, togliere dalla più alta guglia del Duomo di Milano la Madonnina, perché non è laico che una città multiculturale abbia un simbolo cristiano così evidente, e che dire di San Marco a Venezia, o San Gennaro a Napoli? Vogliamo parlare di Roma? Ogni luogo dovrà essere nascosto, demolito, oscurato.

Fantascienza? NO, non lo è. La “religione laicista” è convinta che il vuoto, sia il padre della tolleranza, che il nulla aiuti il multiculturalismo ed invece chi non sa chi è suo padre e sua madre è perduto. Il rispetto per l’altro, non nasce dall’abolizione delle differenze, ma dal conoscerle, la diversità è una ricchezza, bisogna insegnarla. Mi scrive un’amica: “Quando sono andata in Terra Santa, non mi offendeva vedere Ebrei con il loro abituale cappello, la barba e capelli lunghi. Non mi sono sentita offesa a vederli pregare davanti al muro del pianto e non mi sentivo offesa dal canto del Muezzin che invitava alla preghiera. Casomai, mi ha sempre fatto piacere, vedere uomini rivolti al Divino. Ricordo invece con rammarico il fatto che quasi ci veniva impedito di fare un segno di croce in un luogo custodito dai Mussulmani. In pratica, non capisco perché un atteggiamento di fede, offenda o infastidisca qualcuno, al limite si può essere indifferenti”.

Già, ma la cosa è ancora peggio di quanto possa sembrare, perché spesso, non sono le persone appartenenti ad altre religioni a chiedere l’abolizione dei simboli e delle tradizioni, ma italiani che credono che il laicismo sia la via per il multiculturalismo, ed invece è la via per educare generazioni di giovani al nulla, salvo poi domandarci perché il vuoto nei loro occhi.


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Il crocifisso e Lévi-Strauss
di Michele Zanzucchi in CittàNuova


Una coincidenza, pochi l’hanno notata. Il 3 novembre la Corte europea di Strasburgo, accogliendo la richiesta di una coppia veneto-finlandese, ha deciso di dichiarare contraria al diritto alla libertà religiosa l’affissione nelle aule delle scuole italiane del crocifisso. Contemporaneamente a Parigi se n’è andato, alla veneranda età di 101 anni, Claude Lévi-Strauss, l’antropologo per eccellenza, il fondatore dello strutturalismo e il paladino di una cultura radicalmente illuministica.

Curioso: nello stesso giorno muore l’uomo che più di ogni altro ha studiato i simboli, demitizzandoli e relativizzandoli, e nel contempo una delle istituzioni più rappresentative del convivere europeo stabilisce che il simbolo cristiano per eccellenza, il crocifisso, deve essere demitizzato e relativizzato per legge. Le polemiche, ovviamente, vanno per la maggiore, anche se, a parte qualche posizione estrema, in Italia si riscontra un certo consenso nello stigmatizzare la decisione di Strasburgo.

Va sottolineato come la più citata argomentazione contro la decisione di Strasburgo sia semplice: il crocifisso non sarebbe solo un simbolo religioso, ma anche un simbolo culturale. C’è chi si spinge più in là, coscientemente o meno, dicendo che la croce è “semplicemente” un simbolo culturale. Ora, se fosse così, in fondo avrebbe ragione Lévi-Strauss: il crocifisso sarebbe un simbolo culturale, nient’altro che culturale, e quindi relativizzabile, come tutti gli altri simboli della stessa natura.

Ma attenzione: a furia di cancellare i simboli di una cultura, si finirebbe col cancellare anche la cultura che li ha prodotti. E questo è un male, un attentato alla vita civile di un luogo e di un popolo. Non bisogna togliere i simboli, culturali o religiosi che siano, ma semmai aumentarli! La diversità è infatti una ricchezza per una società laica e democratica: essere “laici” e “democratici” a nostro parere non significa appiattire la società e togliere alle persone ogni loro simbologia (ogni simbolo ha dietro di sé uno o più valori!), quanto garantire una convivenza e una integrazione pacifica e arricchente delle diversità, rispettando la storia e la tradizione dei popoli: non si può negare che il crocifisso “abbia fatto” e “faccia” le nostre società europee.

Detto questo, se guardiamo le cose da un altro punto di vista, bisogna costatare come i simboli religiosi, e cristiani in particolare, abbiano una “qualità” supplementare, che ci interpella non poco: anche se li si cancellano esteriormente, restano presentissimi nella vita dei cristiani, «crocifissi che parlano e camminano», diceva Thomas Merton. Lo testimoniano i cristiani di Nagasaki, che per secoli hanno continuato a professare la loro fede nelle montagne, pur senza nessuna manifestazione pubblica. Lo testimoniano le babuske russe che sotto il comunismo hanno perpetuato la fede cristiana pur in mezzo alla trasformazione delle chiese in magazzini per il grano. Lo testimoniano i cristiani come Bonhoeffer che, sotto il nazismo, hanno saputo rendere pregnante la loro fede. Il fatto è che il problema “culturale” nel fondo nasconde il problema della (scarsa) testimonianza dei cristiani europei: «C’è bisogno di crocifissi vivi», come diceva Madre Teresa di Calcutta, non di «crocifissi anneriti in fondo ad un armadio», come scriveva Margherite Yourcenar.

p.s. Ci scrive stamani con arguzia e con ragione un nostro lettore, Ciro Rossi: «Mi domando se la signora di origini finlandesi che ha chiesto la rimozione del crocifisso da una scuola italiana abbia chiesto al governo del suo Paese di togliere il simbolo della croce dalla bandiera nazionale».

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Intervista al Presidente Antonio Badassarre
di David Boriani, in SanFrancescoPatronodItalia

“La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni … una violazione alla libertà di religione degli alunni” … Questa è la delibera della Corte di Strasburgo. Presidente Antonio Baldassarre, Lei cosa ne pensa di questa sentenza?
La Corte di Strasburgo, interviene su un argomento in cui la Corte Costituzionale è già intervenuta più volte, asserendo che lo Stato italiano mantiene tutto il suo potere sovrano su tale materia. I principi supremi di un paese, il diritto di libertà, soprattutto quella religiosa, sono temi di competenza dello stato. Mettere negli edifici pubblici il crocifisso, il simbolo della religione cattolica, confessione della maggior parte degli italiani, è una decisione che aspetta allo Stato italiano e non alla Costituzione Europea.

La Chiesa Cattolica ha affermato che urge una riflessione prima di commentare … secondo Lei come viene vista la sentenza dalla religione cristiana?
C’è da considerare un aspetto che è stato messo in luce di recente dal Card. Bagnasco. La dottrina religiosa è parte della cultura nazionale e questo fa credere che la Corte di Strasburgo abbia agito fuori dal suo terreno di competenza.

Uniformarsi al “Progetto Europa”, non comporta il rischio di dover compromettere l’identità italiana e soprattutto quella cristiana?
Questa è la grande immaturità che sta dimostrando l’Europa. E’ comprovata proprio nel momento in cui ha statuito il trattato costituzionale, rifiutando nel preambolo l’inserimento delle radici cristiane e giudaiche. Se l’Europa deve nascere con la frattura tra cattolici e laici , o peggio ancora, tra cattolici e cristiani laici, credo non sia destinata a unificarsi … ma a scindersi. Se deve esserci un’Europa per i cattolici e una per i laici cristiani allora cosa succederebbe … quello che è successo in Germania? una spaccatura tra il sud est cattolico e il nord est protestante? … no, non sarebbe Europa.

L’On. Luca Zaia ha affermato che la sentenza “è astratta e fintamente democratica” … condivide la dichiarazione del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali?
Ha nettamente ragione! L’affissione dei simboli religiosi fa parte di una cultura nazionale. Ciò vuol dire che la Corte di Strasburgo ha prescisso il legame culturale della nazione, facendo una sentenza che sta nel simbolo dell’astrazione e non nella vita concreta delle persone che sono parte dell’Europa. Questo però, tendo a chiarire, non deve essere un aspetto puramente politico perché è una dimensione religiosa e non può essere oggetto di frazione politica.


http://www.mgfsicilia.org/att458.htm

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LA SENTENZA DELLA CORTE

Messaggio  Fabio il Gio Nov 05, 2009 10:50 am

LA SENTENZA DELLA CORTE
Gianluca Cazzaniga


La Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso ieri una sentenza provvisoria contro l’Italia per la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche, giudicata una violazione sia della libertà religiosa dei bambini che del diritto dei genitori di educare i loro figli alla luce delle loro convinzioni religiose. A parere della Corte di Strasburgo l’Italia ha violato l’articolo 2, protocollo 1 (diritto all’istruzione) e l’articolo 9 (libertà di pensiero, di coscienza, di religione) della Convenzione per i diritti dell’uomo. I giudici della Corte avevano già emesso alcune sentenze in materia di diritto all’educazione e di libertà religiosa, ma questa è la prima che riguarda la presenza dei simboli religiosi nelle scuole. Una camera composta da sette giudici della seconda sezione della Corte, tra cui l’italiano Vladimiro Zagrebelsky, ha condannato all’unanimità il governo italiano a pagare un risarcimento di 5 mila euro per danni morali alla cittadina italiana che ha sollevato il caso. Per ora si tratta di una sentenza provvisoria e il giudice Nicola Lattieri, che difende l’Italia davanti alla Corte di Strasburgo, ha già dichiarato che il governo vuole chiedere il rinvio alla Grande Camera della Corte per riaprire la partita.
Se il ricorso del governo non fosse accolto, la sentenza emessa ieri diverrebbe definitiva dopo tre mesi. Quindi spetterebbe al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa decidere, entro sei mesi, quali azioni il governo italiano dovrebbe prendere per non incorrere in ulteriori violazioni legate alla presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche. La vicenda approdata a Strasburgo nasce dalla battaglia giudiziaria avviata anni fa da Soile Lautsi, cittadina italiana di origini finlandesi, sposata con un professionista padovano e madre di due figli. Nel 2002 i due ragazzi frequentavano la scuola media statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme. Nelle aule scolastiche, come succede da secoli in ogni istituto scolastico del nostro Paese, c’era il crocifisso appeso dietro la cattedra.

La signora Lautsi, convinta sulla base di chissà quale teoria, che la presenza del simbolo cristiano in classe fosse contrario a quella laicità a lei tanto cara - o forse si tratta di laicismo – andò a scuola a protestare, invocando un parere della Cassazione del 2000, secondo cui la presenza dei crocifissi nelle cabine elettorali sarebbe contrario al principio della laicità dello Stato. Nel maggio del 2002 il preside della "Vittorino da Feltre" decise di lasciare i crocifissi nelle aule. Un approccio in seguito raccomandato anche da una direttiva del ministero dell’Educazione. Non contenta, la signora Lautsi decise di presentare ricorso al Tar del Veneto, che nel gennaio del 2004 rinviò il caso alla Corte costituzionale per stabilire se la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche fosse conforme o meno ai principi sanciti nella Costituzione italiana. Nel marzo del 2005 l’Alta corte rigettò le istanze sollevate dalla caparbia italo-finlandese, giudicando che il crocifisso è sia il simbolo della storia e della cultura italiana e, quindi, della stessa identità nazionale; sia il simbolo dei principi di uguaglianza, libertà, tolleranza. Nonché della laicità dello Stato. Anche il Consiglio di Stato, nel febbraio del 2006, respinse il ricorso presentato da Soile Lautsi. Ieri, invece, ignorando completamente i pronunciamenti dei giudici italiani, la Corte di Strasburgo ha dato ragione alla signora Lautsi. «La presenza del crocifisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche, potrebbe essere facilmente interpretata dagli alunni di ogni età come un simbolo religioso», si legge nel comunicato diffuso dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. «Questo potrebbe essere incoraggiante per gli alunni religiosi, ma allo stesso tempo potrebbe disturbare gli alunni atei o quelli che praticassero altre religioni, specialmente se appartenessero a minoranze».

I giudici (tra cui l'italiano Zagrebelsky). I sette giudici autori della sentenza sono: Francoise Tulkens (Belgio, presidente), Vladimiro Zagrebelsky (Italia), Ireneu Cabral Barreto (Portogallo), Danute Jociene (Lituania), Dragoljub Popovic (Serbia), Andras Sajò (Ungheria), e Isil Karakas (Turchia).

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LA COMMISSIONE EUROPEA SI DISTINGUE DALLA CORTE EUROPEA

Messaggio  Fabio il Gio Nov 05, 2009 10:54 am

La Commissione Ue chiarisce:
con la sentenza non c'entriamo


La Commissione europea non commenta la sentenza della Corte europea per i diritti dell'uomo sul crocifisso in aula, in quanto la questione ricade esclusivamente nelle competenze degli Stati membri. E sottolinea con forza che non bisogna confondere l'Ue con il Consiglio d'Europa (di cui la Corte dei diritti è parte), in quanto organismo del tutto indipendente e scollegato dalla Comunità. Ad esprimere la posizione di Bruxelles è stato Michele Cercone, portavoce del commissario alla Giustizia Jacques Barrot.

"Vorrei anzitutto invitare i media - ha detto Cercone - a chiarire ai propri lettori che il Consiglio d'Europa è un organismo internazionale indipendente che non ha niente a che fare con l'Unione Europea". Fatta questa premessa, Cercone ha spiegato che "la Commissione non ha commenti da fare al giudizio della Corte di Strasburgo, che appunto non è un'istituzione dell'Ue. E quanto alla presenza di simboli religiosi in edifici pubblici vige il principio di sussidiarietà, e dunque ricade interamente nelle competenze degli Stati membri".

Il portavoce a Bruxelles ha inoltre ricordato che "non vi è alcuna normativa Ue" che regoli la materia e "anche le norme comunitarie contro la discriminazione escludono il riferimento ai simboli religiosi attribuendone la competenza agli Stati membri". Per questo, ha concluso, "la Commissione europea non commenta sia sul profilo del giudizio della Corte sia del contenuto".

Tuttavia Pia Ahrenkilde, portavoce del presidente della Commissione Josè Manuel Barroso, ha spiegato che per il capo dell'esecutivo Ue "resta valido sottolineare l'importanza delle radici cristiane dell'Europa, ma in generale. In questo specifico settore (quello dei simboli religiosi) non abbiamo commenti da fare".

http://www.avvenire.it/Cronaca/CROCIFISSI+UE+BRUXELLES_200911041501161200000.htm

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Crocifissi, Bertone: «L'Europa lascia solo le zucche"

Messaggio  Fabio il Gio Nov 05, 2009 10:55 am

Crocifissi, Bertone: «L'Europa
ci lascia solo le zucche»


"Io dico che questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute e ci toglie i simboli più cari. Questa è veramente una perdita": lo ha detto il segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone a proposito dela sentenza di Strasburgo. "La nostra reazione - ha aggiunto - non può che essere di deplorazione" e "ora dobbiamo cercare con tutte le forze di conservare i segni della nostra fede per chi crede e per chi non crede".

"Abbiamo ascoltato tante voci - ha affermato il porporato - e anche l'eco del dolore di chi si sente un pò tradito nelle sue proprie radici pensando che questo simbolo religioso è simbolo di amore universale, non di esclusione ma di accoglienza. Questo credo che sia l'esperienza di tutti".

"Io dico purtroppo - ha aggiunto Bertone che ha preso parte a una conferenza stampa presso l'ospedale Bambin Gesù - che questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute prima del primo novembre e ci toglie i simboli più cari". Secondo il porporato inoltre "tutte le nostre città, le nostre strade, le nostre case, le scuole" presentano simboli religiosi come il crocifisso e dunque, ha chiesto, "dobbiamo togliere tutti i crocifissi? Penso a tutte le opere d'arte che presentano il crocifisso e la Pietà, mi domando se questo è un segno di ragionevolezza oppure no". Il segretario si Stato ha poi detto ai giornalisti di non aver ancora sentito l'opinione del Papa sul tema. "Lo vedrò domani", ha affermato.

http://www.avvenire.it/Cronaca/corte+europea+dice+no+al+crocifisso+in+aula_200911031041402530000.htm

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PROVA DI ACCECATA SENTENZIOSITA' E DI ALGIDO LAICISMO

Messaggio  Fabio il Gio Nov 05, 2009 10:57 am

Prova di accecata sentenziosità
La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che condanna l’Italia per l’e­sposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, non si basa di certo su argomentazioni nuove o approfondite, ma si limita a ribadire il prin­cipio laicista, che vede in qualunque simbolo religioso cui venga dato rilievo in un’istituzio­ne pubblica un attentato alla libertà religiosa e per quel che concerne le scuole alla libertà di educazione. La sentenza richiama somma­riamente, ma con una certa precisione, le ar­gomentazioni in base alle quali la magistratu­ra italiana, dopo qualche tentennamento, era giunta a concludere che nella tradizione del nostro Paese il crocifisso non è un simbolo e­sclusivamente religioso, ma culturale e civile: in esso si condensa gran parte della storia ita­liana, in esso si riassume una sensibilità diffu­sa e presente non solo nei credenti, ma anche nei non credenti. In quanto icona dell’amore, della donazione gratuita di sé e della violenza estrema cui può soccombere l’innocente, quando le forze del male lo aggrediscono, il crocifisso è un simbolo universale, non con­fessionale.

Gli spiriti veramente grandi l’han­no sempre compreso: se non tutti credono in Gesù come Cristo, nell’umanità sofferente del­l’uomo Gesù, appeso alla croce e che accetta il supplizio, dobbiamo se non credere, alme­no avere tutti un profondo rispetto, se non vo­gliamo ridurre la convivenza tra gli uomini a un mero gioco di forze anonime e crudeli. Tutto questo, evidentemente, non è stato per­cepito dalla signora Soile Lautsi, la madre che pur di fare eliminare il crocifisso dalle aule, ha iniziato (nel 2002) una lunga, complessa (e, presumo, anche costosa) procedura giudizia­ria, né è stato percepito dai giudici che alla fi­ne hanno accolto le sue ragioni. La vicenda giudiziaria potrà riservarci ancora sorprese. Quello che non ci sorprende più, purtroppo, è l’accecamento ideologico che sorregge questa vicenda, la completa indifferenza per le ragio­ni della storia e della cultura, l’illusoria prete­sa che la mera presenza di un crocifisso possa fare violenza alla sensibilità degli scolari e giun­ga ad impedire ai genitori di esercitare nei lo­ro confronti quella specifica missione educa­tiva, che è loro dovere e loro diritto.

E non ci sorprende più, purtroppo, il fatto che i giudi­ci della Corte europea non percepiscano di a­gire con queste loro sentenze contro l’Europa, contro il suo spirito, contro le sue radici, ren­dendo così l’Europa stessa sempre meno 'a­mabile' da parte di molti che, pure, ritengono l’europeismo un valore particolarmente alto. Ancora: è sfuggito alla ricorrente e – cosa an­cor più grave – è sfuggito ai giudici che hanno redatto la sentenza che la laicità non si garan­tisce moltiplicando gli interdetti o margina­lizzando le esigenze di visibilità della religio­ni, ma impegnandosi per garantire la loro com­patibilità nelle complesse società multietni­che tipiche del tempo in cui viviamo. La laicità non prospera nella freddezza delle istituzioni, nella neutralizzazione degli spazi pubblici, nel­l’abolizione di ogni riferimento, diretto o in­diretto, a Dio.

Quando è così che la laicità vie­ne pensata, propagandata e promossa si ot­tiene come effetto non una promozione di quello specifico bene umano che è la convi­venza, ma una sua atrofizzazione. La sensibi­lità religiosa, ci ha spiegato Habermas ( un grande spirito laico) non è un residuo di epo­che arcaiche, che la sensibilità moderna sa­rebbe chiamata a superare e a dissolvere, ma appartiene piuttosto e pienamente alla mo­dernità, come una delle sue forze costitutive: tra sensibilità religiosa e sensibilità laica non deve mai istaurarsi una conflittualità, ma una dinamica di 'apprendimento complementa­re', alla quale non può che ripugnare ogni lo­gica di esclusione. Quanto tempo ancora ci vorrà perché simili verità vengano finalmente percepite dai tanti ottusi laicisti, che pensano ancora che sia dovere fondamentale degli e­ducatori quello di indurre le giovani genera­zioni a vivere «come se Dio non ci fosse»?

Francesco D'Agostino

http://www.avvenire.it/Commenti/PROVA+DI+ACCECATA+SENTENZIOSIT_200911040744177330000.htm

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Il crocifisso, i giudici e Natalia Ginzburg

Messaggio  Fabio il Gio Nov 05, 2009 11:01 am

Il crocifisso, i giudici
e Natalia Ginzburg


di Giuseppe Fiorentino e Francesco M. Valiante

Tra tutti i simboli quotidianamente percepiti dai giovani, la sentenza emessa ieri dalla Corte di Strasburgo - che proibisce l'esposizione del crocifisso dalle aule scolastiche italiane perché sarebbe contraria al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e al diritto dei bambini alla libertà di religione - ha colpito quello che più rappresenta una grande tradizione, non solo religiosa, del Continente europeo. "Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l'immagine della rivoluzione cristiana che ha sparso per il mondo l'idea dell'eguaglianza tra gli uomini fino allora assente". A scrivere queste parole, il 22 marzo 1988, era Natalia Ginzburg sulle pagine de "l'Unità", il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, allora organo del Partito comunista italiano.
Le parole della scrittrice, a oltre vent'anni di distanza, esprimono un sentimento ancora ampiamente condiviso in Italia. Ne sono dimostrazione le tante reazioni seguite al pronunciamento della Corte europea. Mentre il Governo italiano ha annunciato di aver presentato ricorso contro la sentenza, il mondo politico ha evidenziato quasi unanimemente la mancanza di buon senso insita nel provvedimento, ribadendo come la laicità delle istituzioni sia un valore ben diverso dalla negazione del ruolo del cristianesimo. "Stupore e rammarico" sono stati espressi in particolare dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, il gesuita Federico Lombardi, in una severa dichiarazione trasmessa dalla Radio Vaticana e dal Tg1. "È grave - ha affermato - voler emarginare dal mondo educativo un segno fondamentale dell'importanza dei valori religiosi nella storia e nella cultura italiana". E ha continuato: "Stupisce poi che una Corte europea intervenga pesantemente in una materia molto profondamente legata all'identità storica, culturale e spirituale del popolo italiano. Non è per questa via che si viene attratti ad amare e condividere di più l'idea europea, che come cattolici italiani abbiamo fortemente sostenuto fin dalle sue origini". Di "visione parziale e ideologica" ha parlato la Conferenza episcopale italiana, sottolineando che nella decisione della Corte "risulta ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale".
Va ricordato che in Italia il Consiglio di Stato nel 2006 aveva già ritenuto legittime le norme che prevedono l'esposizione del crocifisso nelle scuole, affermando che questo non assume valore discriminatorio per i non credenti perché rappresenta "valori civilmente rilevanti e, segnatamente, quei valori che soggiacciono e ispirano il nostro ordine costituzionale".
In effetti la sentenza della Corte di Strasburgo, con l'intento di voler tutelare i diritti dell'uomo, finisce per mettere in discussione le radici sulle quali quegli stessi diritti si fondano, disconoscendo l'importanza del ruolo della religione - e in particolare del cristianesimo - nella costruzione dell'identità europea e nell'affermazione della centralità dell'uomo nella società. Sotto altro profilo, la decisione dei giudici di Strasburgo sembra ispirata a un'idea di laicità dello Stato che porta a emarginare il contributo della religione alla vita pubblica. Si potrebbe così prefigurare un futuro non tanto lontano fatto di ambienti pubblici privi di qualunque riferimento religioso e culturale nel timore di offendere l'altrui sensibilità. In realtà, non è nella negazione, bensì nell'accoglienza e nel rispetto delle diverse identità che si difende l'idea di laicità dello Stato e si favorisce l'integrazione tra le varie culture. "Il crocifisso rappresenta tutti" - spiegava Natalia Ginzburg - perché "prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi".

(©L'Osservatore Romano - 5 novembre 2009)




http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#5

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Lettera del Vescovo di Trapani

Messaggio  Fabio il Ven Nov 06, 2009 2:08 pm

Carissimi fratelli e figli della Santa Chiesa di Dio
che è in Trapani


«Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32).

Il Figlio di Dio fattosi uomo ci ha reso partecipi della vita divina con la sua morte in croce e la sua risurrezione, svelandoci in tal modo l’amore che Dio Padre nutre per ciascuno di noi.
La dimensione di quest’amore è immensa e la croce è la conferma di questo amore infinito, eterno e incrollabile di Dio per l’uomo.
Voler cancellare con una sentenza di un tribunale terreno questo simbolo dell’amore che salva, perdona, santifica, dona gioia è un atto folle che con conferma determinazione condanniamo e come uomini e come cattolici.
A chi può disturbare il crocifisso nelle aule scolastiche?
È Lui l’emblema dell’uomo umiliato, ingiustamente condannato, fatto oggetto di ingiurie e di ogni cattiveria.
Si vuol cancellare con il crocifisso ogni umana pietà sulla terrà? Si vuol giocare la partita della vita escludendo l’amore?
Lì dove non regna la croce gloriosa di Cristo, lì allignano le croci funeree dei soprusi, delle ingiustizie, degli odi, dei rancori, delle guerre fratricide.
La croce riconcilia, accoglie, richiama l’uomo a pensarsi amato da Dio da sempre, e con Lui vicino e compagno di cammino sperimentiamo che è più agevole camminare per le vie del mondo portando la nostra croce.
Pretendere di escludere la croce dalla vita è un atto insano che porta solo disperazione e morte.
La croce accettata per amore è salvezza, gioia, vita pienamente realizzata.
Facciamo tesoro della croce, aggrappiamoci alla croce di Cristo, diciamo il nostro credo a Cristo crocifisso e risorto e riscopriremo la bellezza e la forza della croce nella nostra vita.
Ritorni la croce a illuminare il nostro cammino e quando ci segniamo con il segno della croce sentiamo riversato su di noi tutto l’amore di Dio.
Con paterno affetto augurandovi la gioia del credo in Gesù crocifisso e risorto vi saluto e benedico.
“Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo perché con la tua santa croce hai redento il mondo”.

Trapani, 06.11.2009



+ Francesco Miccichè
Vescovo

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L'Europa e il crocefisso, la cristianofobia al potere

Messaggio  Fabio il Lun Nov 09, 2009 12:42 am

L'Europa e il crocefisso, la cristianofobia al potere
La sconcertante sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'uomo


di Massimo Introvigne

Ci siamo. Da diverso tempo si accumulavano i segnali di un prossimo colpo delle istituzioni europee contro il cristianesimo e la Chiesa Cattolica. Qualche mese fa, il 4 marzo 2009, avevo avuto occasione di partecipare come esperto a Vienna a una conferenza dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) dove era stato lanciato l'allarme su una montante «cristianofobia», che in diversi Paesi non si limitava più alla propaganda ma si esprimeva in leggi e sentenze contro la libertà religiosa e di predicazione dei cristiani e contro i loro simboli. L'attacco anticristiano si era finora svolto in modo prevalentemente indiretto, attraverso la proclamazione di presunti «nuovi diritti»: anzitutto, quello degli omosessuali a non essere oggetto di giudizi critici o tali da mettere in dubbio che le unioni fra persone dello stesso sesso debbano godere degli stessi riconoscimenti di quelle fra un uomo e una donna. Tutelando gli omosessuali non solo - il che sarebbe ovvio e condivisibile - da violenze fisiche, ma da qualunque giudizio ritenuto discriminante ed etichettato come «omofobia», le istituzioni europee violavano fatalmente la libertà di predicazione di tutte quelle comunità religiose, Chiesa Cattolica in testa, le quali hanno come parte normale del loro insegnamento morale la tesi secondo cui la pratica omosessuale è un disordine oggettivo e uno Stato bene ordinato non può mettere sullo stesso piano le unioni omosessuali e il matrimonio eterosessuale.

La sentenza «Lautsi c. Italie» del 3 novembre 2009 della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo segna il passaggio della cristianofobia dalla fase indiretta a una diretta. Non ci si limita più a colpire il cristianesimo attraverso l'invenzione di «nuovi diritti» che, proclamando il loro normale insegnamento morale, le Chiese e comunità cristiane non potranno non violare, ma si attacca la fede cristiana al suo cuore, la croce. I giudici di Strasburgo - dando ragione a una cittadina italiana di origine finlandese - hanno affermato che l'esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche italiane viola i diritti dei due figli, di undici e tredici anni, della signora Lautsi, li «perturba emozionalmente» e nega la natura stessa della scuola pubblica che dovrebbe «inculcare agli allievi un pensiero critico». Ove tornasse in Finlandia, la signora Lautsi dovrebbe chiedere al suo Paese natale di cambiare la bandiera nazionale, dove come è noto figura una croce, con quale perturbazione emozionale dei suoi figlioli è facile immaginare. Basta questa considerazione paradossale per capire come, per qualunque persona di buon senso, la croce a scuola o sulla bandiera non è uno strumento di proselitismo religioso ma il simbolo di una storia plurisecolare che, piaccia o no, non avrebbe alcun senso senza il cristianesimo. In Italia la signora Lautsi intascherà cinquemila euro dai contribuenti - un piccolo omaggio della Corte di Strasburgo - e avrà diritto di far togliere i crocefissi dalle aule dove studiano i figli. Certo, ci sarà l'appello, e giustamente il nostro governo rifiuterà di applicare questa sentenza ridicola e folle. Ma le «toghe rosse» italiane si sentiranno incoraggiate dai colleghi europei. Che non sono tutti «stranieri» dal momento che uno dei firmatari della sentenza è il giudice italiano a Strasburgo, il dottor Vladimiro Zagrebelsky, campione - insieme al fratello minore Gustavo - del laicismo giuridico nostrano.

http://www.sentinelledelmattino.org/it/temi-scottanti/leuropa-e-il-crocefisso-la-cristianofobia-al-potere.html

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In difesa del crocifisso, l’Italia s’è desta!

Messaggio  Fabio il Mer Nov 11, 2009 3:42 am

In difesa del crocifisso, l’Italia s’è desta!

di Antonio Gaspari


ROMA, martedì, 10 novembre 2009 (ZENIT.org).- Gli organi di informazione più potenti non ne danno notizia, ma in Italia si sta assistendo ad una mobilitazione popolare in difesa del crocifisso che non ha precedenti nella storia moderna.

Dopo la sentenza della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, che chiede la rimozione dei crocifissi da tutte le aule scolastiche, gli italiani si sono mobilitati in difesa di quello che è riconosciuto come un simbolo di identità nazionale.

In seguito alla decisione della Corte la quasi totalità dei consigli comunali in Italia ha discusso della presenza dei crocifissi nella aule scolastiche e nei luoghi pubblici.

Nella stragrande maggioranza hanno votato ordini del giorno o delibere per portare il crocifisso in ogni aula, soprattutto nei luoghi da cui, per motivi diversi, era stato spostato.

Solo in pochi casi le amministrazioni hanno deciso di non fare nulla.

Alcuni sindaci hanno risposto con gesti clamorosi. A Montecchio Maggiore un comune in provincia di Vicenza, il sindaco Milena Cecchetto insieme alla giunta si è autotassata ed ha acquistato e installato un crocefisso alto due metri all’entrata del municipio.

Il sindaco Cecchetto ha spiegato che si tratta di “un gesto necessario per difendere ciò che per noi e per il nostro paese è simbolo di una tradizione, alla base dei nostri valori: chi vuole eliminarlo non lo fa per dare spazio alla laicità, ma solo per aprire la strada ad altre forme di espressione religiosa”.

Come ha riportato anche “Avvenire”, Massimo Bitonci, sindaco di Cittadella, in provincia di Padova, ha fatto collocare nell’atrio del Municipio un antico crocifisso ligneo.

A Firenze, un consigliere comunale, Marco Cordone, si è presentato in aula con una vistoso crocifisso appeso al collo, ed una camicia bianca in cui era scritto “il crocifisso non si tocca”.

Massimo Poliedri, consigliere comunale di Piacenza, è intervenuto in aula indossando una maglietta con stampato un crocifisso ed una scritta “Cosa ho fatto di male?”.

Anche il consiglio comunale di Taranto ha approvato un ordine del giorno in risposta alla sentenza della Corte di Strasburgo.

Giunta comunale e sindaco sostengono che “il crocifisso è simbolo di pace e di amore tra gli uomini” e che “ far prevalere un’Europa contro le tradizioni e le identità dei singoli paesi che la costituiscono significa venir meno al compito dell’unione, per la quale i padri fondatori l’hanno pensata e che oggi si identifica in Un ione Europea”.

Anche a Leonessa, in provincia di Rieti, il sindaco Paolo Trancassini ha firmato un'ordinanza comunale per imporre il crocifisso nelle aule scolastiche.

Fabio Callori, sindaco di Caorso in provincia di Piacenza, ha firmato un'ordinanza in cui si dispone che tutti i “crocifissi posti nelle aule di tutte le scuole del territorio non vengano rimossi, a salvaguardia dei valori che appartengono al nostro Paese”.

Il presidente della Provincia autonoma di Bolzano e governatore del Trentino Alto Adige, Luis Durnwalder, ha ribadito che “il crocifisso avrà sempre un posto nelle nostre scuole” ed ha aggiunto: “La croce non offende nessuno e perciò non accetteremo nessuna indicazione da Bruxelles”.

Continua anche la mobilitazione spontanea degli studenti per portare il crocifisso nelle aule dove non c’era.

Ad Agrigento alcune studentesse del liceo classico “Empedocle” il 7 novembre, al termine delle lezioni scolastiche, si sono recate in un negozio per acquistare un crocifisso e, dopo averlo fatto benedire da un sacerdote, sono ritornate in classe ad appenderlo.

Le studentesse, anche le non credenti, hanno voluto così esprimere una protesta, hanno voluto far sentire la propria opinione contraria non solo alla Corte di Strasburgo, ma anche a tutti coloro che vedono nel crocifisso solo un simbolo religioso e non il simbolo di una cultura ormai radicata in tutti gli Italiani.

Sempre in Sicilia i giovani dell’UDC hanno organizzato per il 14 novembre, a Palermo, una manifestazione in piazza dal titolo “Io credo!”.

Nel volantino in cui viene presentata la manifestazione è scritto: “Vogliamo salvaguardare la nostra identità cristiana, la nostra storia, le nostre radici. Vogliamo che i nostri figli possano conoscere la loro cultura e possano vivere il proprio 'Credo' nella libertà costituzionalmente garantita. Siamo dell’avviso che tutte le religioni debbano avere la possibilità di essere professate e un provvedimento del genere non difende i diritti di nessuno ma bensì nega quelli di tutti”.

In Toscana l’associazione di studenti “Lotta studentesca” ha costruito cento crocifissi con il compensato e li ha apposti nelle aule di tutti gli istituti superiori di Massa. Con questa iniziativa hanno voluto ribadire il loro "no" alla sentenza del Tribunale europeo e riaffermare le radici cristiane dell'Italia e del continente europeo.

Nel volantino in cui hanno annunciato la loro iniziativa i giovani di Lotta studentesca hanno scritto: "Giù le mani dal crocifisso: riportiamolo nelle aule, difendiamo le nostre radici".

Iniziative a favore del crocifisso sono venute anche da parte di alcuni imprenditori.

A Gavirate, in provincia di Varese, l’imprenditore Giorgio Feraboli ha organizzato un'assemblea con tutti i dipendenti, poi ha investito 1200 euro per costruire e installare nel cortile della propria impresa un crocifisso alto sei metri e largo tre.

Feraboli ha dotato il crocifisso anche di un impianto di illuminazione per renderlo visibile anche quando fa buio.

Incessante anche la mobilitazione di parroci e Vescovi. Secondo quanto riportato da “Avvenire” il Cardinale Carlo Caffarra ha definito la sentenza della Corte di Strasburgo una “decisione improvvida che mortifica la nostra storia civile”.

Togliere il crocifisso, ha precisato l’Arcivescovo di Bologna, significa togliere “la possibilità all’uomo di stupirsi di fronte alla sua dignità e q quel punto saprete che i barbari sono tornati”.

Il parroco del santuario di Montenero in provincia di Livorno, don Luca Giustarini ha distribuito ai bambini che erano a messa domenica tanti piccolo crocifissi, invitandoli a portarli a scuola, “mostrandoli con orgoglio”.

http://www.zenit.org/article-20273?l=italian

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Re: IL CROCIFISSO IN CLASSE

Messaggio  Fabrizio il Mer Nov 11, 2009 1:56 pm

Questo è una mia opinione di cui mi prendo tutte le mie responsabilità, credo che ancora oggi, sta continuando la storia già vista nel periodo del Risorgimento Italiano dove si dipingeva un immagine di democrazia dove in realtà contava solo l’1% della popolazione ed il 99% cattolico e contadino non è rappresentato, in nome della libertà.

Ancora oggi vige una dittatura anticattolica, che sempre nel nome della libertà, nega la libertà della maggioranza e lo riempie di vuoto e di nulla per l’interesse (economico e politico) di pochi.

Se allora, a seguito della famosa frase “abbiamo fatto l’Italia ora facciamo l’italiani” hanno omesso bruciato tutto ciò che portava ai valori e alla cultura delle radici cristiano cattolici, per uniformare il pensiero del 99% al 1%, togliendo alla chiesa il potere temporale “libero stato libera chiesa”.

Oggi assistiamo ad un altro attacco questa volta al potere spirituale. Due esempi? Eluana Englaro (valore di vita e di morte) – il Crocifisso nei luoghi pubblici (Valore della fede)

Hanno già cercato di mistificare un pezzo di nostra storia, non lasciamoci omettere o falsificare il nostro futuro “abbiamo fatto l’europa ora facciamo gli europei”

Per me il Risorgimento è Cristo, che realmente è risorto, realmente ci ha liberato, e difenderò sempre i Suoi valori, libertà come amore, libertà come rispetto delle diversità, libertà come condivisione e convivenza. Rifiutando il buio e il nulla.

Fabrizio Egidio

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Re: IL CROCIFISSO IN CLASSE

Messaggio  Fabio il Mer Nov 11, 2009 2:16 pm

Fabrizio ha scritto: Ancora oggi vige una dittatura anticattolica, che sempre nel nome della libertà, nega la libertà della maggioranza e lo riempie di vuoto e di nulla per l’interesse (economico e politico) di pochi.

Hanno già cercato di mistificare un pezzo di nostra storia, non lasciamoci omettere o falsificare il nostro futuro “abbiamo fatto l’europa ora facciamo gli europei”

Possiamo anche dare un nome a questa "dittatura anticattolica": si chiama MASSONERIA.
Ricordiamoci anche il rifiuto di inserire le radici cristiane in Europa!

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Re: IL CROCIFISSO IN CLASSE

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