quaresima 2009

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Messaggio  Fabrizio il Mer Feb 25, 2009 11:24 pm


Fabrizio

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Re: quaresima 2009

Messaggio  Fabrizio il Mer Feb 25, 2009 11:25 pm


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Re: quaresima 2009

Messaggio  Fabrizio il Gio Feb 26, 2009 10:47 am

La cultura dell'amore nella solidarietà con i poveri

Riscoprire la povertà, la fragilità come valore. E’ questo l’invito contenuto nella lettera pastorale per la Quaresima “La cultura dell’amore nella solidarietà con i poveri” che il vescovo Francesco Miccichè ha consegnato ai fedeli. La povertà è una condizione che accomuna tutti in quanto tutti gli uomini sperimentano la propria fragilità, il dolore e la sofferenza, il proprio essere creature. “C’è una sostanziale differenza tra il dare le briciole, lasciando alla porta i poveri e il dare spazio ai poveri, facendoli sedere alla nostra mensa. La cultura dell’avere imprigiona l’uomo nel carcere del proprio io, rende arido il suo cuore – scrive il vescovo - E’ cultura di morte la cultura che osanna l’avere, il possedere, ignorando i valori etici della solidarietà, della sussidiarietà, della condivisione. I poveri sono le prime vittime della cultura di morte che impera nel mondo. Anche la logica perversa della mafia –continua la lettera pastorale - ha radici nel cuore inquinato dall’avidità del possedere che corrode le coscienze e dà valore solo alle cose, strumentalizzando le persone, togliendo valore alla dignità di ogni vita umana. La corruzione di parte di settori deviati della pubblica amministrazione, che paralizzano il sano ed equilibrato sviluppo delle forze imprenditoriali del nostro territorio, è una piaga ricorrente che va decisamente denunciata, prevenuta e repressa… L’illecito arricchimento di chi gestisce le politiche del lavoro a scapito della sicurezza della salute, della stessa vita dei lavoratori e delle loro famiglie con il bollettino tragico delle morti bianche e del perdurante stillicidio delle tragedie annunciate, è un fattore socialmente preoccupante oltre che un grave vulnus alla dignità del lavoratore” .
Il vescovo invita dunque a “trovare il coraggio di ricominciare a rimodulare il nostro modo di essere, a convertirci all’essenziale, scegliendo ciò che è umile e povero e dando in tal modo sapore, gusto, valenza alla semplicità del vivere quotidiano”. Come proposta per vivere intensamente la Quaresima mons. Micciché suggerisce alcuni atteggiamenti.
- Sappi rinunziare a qualcosa di tuo e cedilo a chi è più bisognoso di te.
- Rinuncia a comprare qualcosa che obiettivamente valuti come superfluo e dona il corrispettivo ai poveri.
- Non chiudere il cuore a chi ti sta accanto e, se scopri povertà frutto di ingiustizie, adoperati per sconfiggere le cause della povertà.
- Sii onesto con te stesso e non tirarti indietro quando c’è da denunciare il male, le ingiustizie, i soprusi. È questo un atto profetico dovuto.
- Non aver paura di essere buono. La bontà non è debolezza, ma forza.
- Ama la vita e non ti stancare mai di servirla. I poveri sono i più a rischio, se servi i poveri hai reso un servizio alla vita.
- Il tuo credo cristiano è vero solo se passa al vaglio della condivisione -solidarietà.
- La vita è dono. Come Cristo Gesù si è donato tutto a tutti così nel dono di quel che siamo e di ciò che possediamo ci realizziamo secondo il progetto di Dio.
- Non volgere lo sguardo oltre ma come il buon samaritano fermati e dai sostegno, conforto, amicizia, amore a chi è nel bisogno.
- Costruisci la pace non attaccando il tuo cuore alle ricchezze ma dando un colpo d’ali al tuo vivere di Dio e per Dio.

dal sito http://diocesi.trapani.it/index.php?option=com_content&task=view&id=956&Itemid=248

Fabrizio

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Re: quaresima 2009

Messaggio  leone il Gio Feb 26, 2009 12:08 pm

Bravo Fabrizio . Avete notato che i punti evidenziati nella lettera di Sua Eccellenza Francesco Miccichè sono l'estratto della nosta Regola.....il cerchio si chiude sempre e ci riporta al Vangelo. Forza Fratelli Buona Quaresima a tutti pace e bene

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Re: quaresima 2009

Messaggio  Fabrizio il Sab Feb 28, 2009 5:29 pm

28 febbraio: I di Quaresima
tratto da http://www.mgfsicilia.org/liturgia/Q_I_B.htm

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». (Mc 1,12-15)

Inizia il tempo di Quaresima, un tempo di grazia offerto al cristiano, un’occasione di conversione, di ritorno a Dio: si tratta di distogliere i nostri sguardi dai molti idoli che ci seducono, per volgerli all’unico Signore. È dunque un tempo di lotta spirituale, di unificazione di sé, di verità verso se stessi e verso Dio; e tutto nel cammino della conversione.

Il vangelo di questa prima domenica di Quaresima contiene – per così dire – il programma dell’impegno quaresimale: presentandoci Gesù che nel deserto lotta contro le tentazioni, ci ricorda che anche per il cristiano vi sono tempi in cui la lotta contro le seduzioni mondane si fa più vigile e intensa. Se Gesù stesso, il Figlio di Dio, nella sua piena umanità ha dovuto conoscere lo sforzo e la durezza di questo combattimento spirituale, quanto più noi cristiani! L’esperienza vissuta da Gesù al battesimo, quella di sentirsi chiamare dal Padre “Figlio amato” (Mc 1,11), non gli ha dischiuso un percorso al riparo dalle prove, una “via larga”. No, subito dopo aver ricevuto l’immersione nel fiume Giordano da parte di Giovanni il Battezzatore, Gesù è spinto dallo Spirito ad andare nel deserto: il deserto è il regno dei demoni e della morte, ma è anche il luogo in cui, grazie all’assenza di altre presenze, si può cogliere con maggior trasparenza la presenza di Dio. Là Gesù deve affrontare le prove, le tentazioni, quelle conosciute da Israele nei quarant’anni della sua peregrinazione nel deserto (cf. Dt 8,2-5), quelle proprie della condizione umana…

E così in quella “solitudine desolata e ululante” (Dt 32,10) egli si confronta con la possibilità del male, è “tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere il peccato” (Eb 4,15). Sì, realmente Gesù è stato tentato, e lo è stato lungo tutta la sua vita; realmente è stato posto di fronte alla seducente possibilità di uscire, attraverso il peccato, dalla comunione con Dio e dalla solidarietà con gli uomini. Dobbiamo prendere sul serio le tentazioni vissute da Gesù, perché solo così potremo comprendere la sua povertà di uomo e la sua totale solidarietà con noi, nonché la sua vittoria sulle tentazioni. Senza esemplificare le tentazioni in numero di tre, come fanno Matteo e Luca (cf. Mt 4,1-11; Lc 4,1-13), Marco scrive che nel deserto Gesù “rimase quaranta giorni, tentato da Satana”, cioè tentato ripetutamente, continuamente. Di più, questa espressione può essere riferita a tutta la vita di Gesù; anche sulla croce, infatti, al termine della sua vicenda terrena, Gesù sarà tentato di sottrarsi all’obbedienza al Padre, di preservare la propria vita – “salva te stesso scendendo dalla croce!” (Mc 15,30) –, invece di deporla per amore degli uomini, sottomettendosi liberamente a una morte violenta e ingiusta.

La lotta contro le tentazioni è terribile, ma senza di essa il cristiano si arrende alla mentalità mondana, cede al male; egli comincia con il far convivere in sé atteggiamenti religiosi e alienazioni idolatriche, in una sorta di schizofrenia spirituale, per poi giungere a svuotare del tutto la fede. Quando infatti si inizia a non vivere come si pensa, si finisce per pensare come si vive! La lotta spirituale contro il demonio, invece, è volta a conseguire la libertà dei figli a cui ci chiama il Vangelo (cf. Gv 8,34-36), e il cristiano affronta tale combattimento nella convinzione che è Gesù Cristo stesso a lottare nella sua lotta: sicché anche la vittoria è dono e grazia. Segno della vittoria di Cristo su Satana è l’armonia ristabilita tra cielo e terra, tra gli angeli, l’umanità e le bestie selvagge. Un testo extra-biblico giudaico presenta un significativo parallelo a questa annotazione di Marco: “Se farete il bene, gli uomini e gli angeli vi benediranno, le bestie selvagge vi temeranno, il Signore vi amerà e gli angeli vi serviranno” (Testamento di Neftali 8,4). E la vittoria di Cristo su Satana è promessa per il cristiano: ponendo in lui la sua fede, il cristiano può vincere la mondanità che sempre lo tenta (cf. 1Gv 5,4), può ritrovare la pace tra le pulsioni caotiche che lo abitano e lo Spirito santo.

Alla luce di tutto questo si comprende anche il senso delle prime parole di Gesù: “Il Regno di Dio si è avvicinato; convertitevi e credete al Vangelo”. Egli chiama alla conversione, a fare ritorno a Dio aderendo alla buona notizia per eccellenza: Dio regna in Gesù, è lui la buona notizia di Dio per l’umanità. Chi accetta di ascoltare le sue parole e di mettersi alla sua sequela, potrà anche lasciare che la sua lotta operi in lui, giorno dopo giorno.

Fabrizio

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