Morico di Assisi (quinto compagno di Francesco)

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Morico di Assisi (quinto compagno di Francesco)

Messaggio  Fabrizio il Gio Dic 04, 2008 5:09 pm

Morico di Assisi

Morico, considerato il quinto compagno di Francesco, si unì al Santo in compagnia di Sabbatino e Giovanni della Cappella: «Trascorsi pochi giorni (dalla cosiddetta "prima missione" francescana, condotta dai primi quattro penitenti di Assisi), vennero a loro tre altri uomini di Assisi: Sabbatino, Morico, Giovanni de Capella, che supplicarono Francesco di riceverli nella fraternità. Egli li accolse con umiltà e affetto» (Leggenda dei tre compagni, n. 35).
Correva l'anno 1208.
Morico - figlio di un ricchissimo console assisano, la cui nobile famiglia possedeva, oltre tutto, vari castelli -, era un religioso dell'"Ordine dei Crociferi" (congregazione religiosa sorta al tempo delle crociate con scopi di carità e assistenza ospedaliera).
Poco prima di abbracciare il movimento francescano, a detta di S. Bonaventura, Morico «si trovava in un ospedale vicino ad Assisi, tormentato da una lunga e gravissima infermità. I medici lo davano ormai per spacciato. Ma egli, divenuto un supplicante dell'uomo di Dio per interposta persona, lo pregava insistentemente che si degnasse di intercedere presso il Signore per lui.
Il padre buono esaudì le sue richieste. Dopo aver pregato, prese delle briciole di pane e, mescolandole con un po' d'olio della lampada che ardeva davanti all'altare della Vergine (presso la Porziuncola), mandò alcuni frati a portargli questo singolare elettuario, dicendo: "Portate questa medicina al nostro fratello Morico. Per mezzo di essa, la potenza di Cristo non solo gli ridonerà piena salute, ma lo farà anche diventare un robusto lottatore, assegnandolo per sempre alle nostre file".
Appena ebbe assaggiato quell'antidoto preparato per invenzione dello Spirito Santo, il malato guarì immediatamente e ottenne da Dio tal vigoria di anima e di corpo che poco dopo, entrato nella Religione di Francesco, si copriva con una sola tonachetta, sotto la quale per lungo tempo portò una lorica a contatto con la carne, e si nutriva esclusivamente di cibi crudi. Per molti lustri visse senza assaggiare né pane né vino, eppure godette sempre di grande robustezza e perfetta salute» (Leg. maior, cap. IV, n. 8 ).
Con Morico, quindi (che, come già riferito, raggiunse Francesco unitamente a Sabbatino e al nobile Giovanni della Cappella), lievitò il piccolo contingente di reclute; l'afflusso di queste vocazioni "a catena" mise in agitazione l'opinione pubblica e, quando i questuanti iniziarono a bussare alle porte della città di Assisi, le obiezioni fioccarono: «Distribuire i propri beni, lasciare l'impiego e poi venir a chiedere l'elemosina: pura pazzia!».
I parenti abbandonati si lasciavano andare ad amare recriminazioni; altri temevano che l'esempio fosse contagioso.
Lo stesso vescovo Guido, malgrado tutta la sua benevolenza, ne fu scosso e fece osservare a Francesco: «La vostra vita mi sembra troppo austera: è duro non possedere nulla in questo mondo».
Con la logica dell'assoluto che gli era caratteristica, il Santo rispettosamente replicò: «Monsignore, se noi possedessimo beni, ci occorrerebbero armi per difenderci, poiché la ricchezza genera discussioni e processi giudiziari e mette tanti ostacoli all'amore di Dio e del prossimo. Per questo noi non vogliamo possedere in questo mondo alcun bene temporale». Il presule, che aveva sempre in corso qualche processo, non ritenne opportuno insistere (cf. Leggenda dei tre compagni, n. 35).
Francesco, invece dell'ordine: "sciogliete le file", invitò i suoi frati a partire in missione apostolica: «"Andate, miei carissimi, a due a due per le varie parti del mondo e annunciate agli uomini la pace e la penitenza per la remissione dei peccati. Accettate pazientemente le tribolazioni, sicuri che il Signore compirà il suo disegno e adempirà quanto ha promesso. Rispondete con umiltà a chi vi interroga, benedite chi vi insulta e vi calunnia, poiché per opera di costoro guadagnerete il regno dei cieli!". Per mezzo dell'esempio, ancor più che con le parole, esortiamo la gente a fare penitenza dei peccati. Non preoccupatevi per la vostra debolezza e ignoranza: predicate la penitenza senza timore e con semplicità. Riponete la vostra fiducia in Dio, che ha vinto il mondo, e in voi e per mezzo vostro parlerà il suo Spirito"» (cf. Leggenda dei tre compagni, n. 36).
Frate Morico, detto "il piccolo" per la sua minuta statura, era con loro.
Al momento della partenza, Francesco abbracciò ad uno ad uno i suoi frati, con questa dolcissima espressione di addio: «Lascia al Signore ogni preoccupazione ed Egli avrà cura di te».
Poi, i nuovi "discepoli" si mossero, divisi a due a due, in gruppi diretti verso i quattro punti cardinali.
Frate Morico, sottolinea il quattrocentesco frate Giacomo Oddi, «era de grande oratione et devotione et contemplatione. Et così menò la vita sua per fine a la morte corporale. Finalmente passò de questa vita al Signore con molta santità» (La Franceschina, II, p. 275).
Alcuni cronisti sostengono che Morico sia morto nella città di Orvieto, il 30 marzo 1236; altri in Assisi, presso il Convento di S. Francesco.

Fabrizio

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