Sabbatino di Assisi (quarto compagno di Francesco)

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Sabbatino di Assisi (quarto compagno di Francesco)

Messaggio  Fabrizio il Mer Dic 03, 2008 9:06 pm

Sabbatino di Assisi

Sabbatino, nativo di Assisi, stando alla tradizione, sarebbe il quarto uomo unitosi a Francesco, dopo Bernardo di Quintavalle, Pietro Cattani ed Egidio.
Narrano le fonti: «Trascorsi pochi giorni (dalla cosiddetta "prima missione" francescana, condotta dai primi quattro penitenti di Assisi nelle Marche ed in Toscana), vennero a loro tre altri uomini di Assisi: Sabbatino, Morico, Giovanni de Capella, che supplicarono Francesco di riceverli nella fraternità. Egli li accolse con umiltà e affetto.
(Questi) quando andavano per elemosina, attraverso la città, appena qualcuno gliela faceva. I più li coprivano di villanie: "Come! avete buttato via la roba vostra, e adesso volete mangiare sulle spalle degli altri". Così erano costretti a soffrire una incresciosa penuria.
Da parte loro, i genitori e i consanguinei, non li potevano vedere; gli altri concittadini li schernivano come eccentrici scervellati. A quei tempi infatti nessuno osava abbandonare i propri averi e andare a chiedere la carità di porta in porta (…)».
Francesco, pieno della grazia dello Spirito Santo, ai sei frati sopra citati, convocandoli presso di sé dalla selva che si estendeva presso la Porziuncola, nella quale entravano spesso per pregare, predisse quello che sarebbe avvenuto. Disse: «Fratelli carissimi, consideriamo la nostra vocazione. Dio, nella sua misericordia, ci ha chiamati non solo per la nostra salvezza, ma anche per quella di molti altri. Andiamo dunque per il mondò, esortando tutti, con l'esempio più che con le parole, a fare penitenza dei loro peccati e a ricordare i comandamenti di Dio». E proseguì: «Non abbiate paura di essere ritenuti insignificanti o squilibrati, ma annunciate con coraggio e semplicità la penitenza. Abbiate fiducia nel Signore, che ha vinto il mondo! Egli parla con il suo Spirito in voi e per mezzo di voi, ammonendo uomini e donne a convertirsi a Lui e ad osservare i suoi precetti. Incontrerete alcuni fedeli, mansueti e benevoli, che riceveranno con gioia voi e le vostre parole. Molti di più saranno però gli increduli, orgogliosi, bestemmiatori, che vi ingiurieranno e resisteranno a voi e al vostro annunzio. Proponetevi, in conseguenza, di sopportare ogni cosa con pazienza e umiltà».
Udendo l'esortazione, i fratelli cominciarono ad aver paura. Ma il Santo seguitò: «Non abbiate timore, poiché tra non molto verranno a noi parecchi dotti e nobili, e si uniranno a noi nel predicare ai re, ai principi e ai popoli. In gran numero si convertiranno al Signore, che moltiplicherà e aumenterà la sua famiglia nel mondo intero».
Questo disse Francesco, e diede loro la sua benedizione. Gli uomini di Dio andarono, mantenendosi fedeli a quelle ammonizioni. Quando incontravano una chiesa o una croce lungo la via, si inchinavano a recitare una preghiera e dicevano devotamente: «Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo per tutte le tue chiese sparse nel mondo intero, poiché tu lo hai redento per mezzo della tua santa croce»
Erano convinti, di fatto, di essere in un luogo sacro, dovunque incontrassero una croce o una chiesa.
Ognuno che li vedeva, ne era fortemente meravigliato, per quel loro modo di vestire e di vivere così differente da qualunque altro: sembravano proprio degli esseri boschivi. Dove entravano, fosse una città, un castello, un villaggio, un'abitazione, annunziavano la pace, esortando uomini e donne a temere e amare il Creatore del cielo e della terra, e ad osservare i suoi comandamenti.
C'era chi li stava ad ascoltare volentieri e chi al contrario li beffava. Per lo più venivano bersagliati da una tempesta di domande.
Dicevano alcuni: «"Da dove venite?, altri chiedevano a che Ordine appartenessero. Benché riuscisse fastidioso rispondere a tante interrogazioni, essi confessavano con semplicità di essere dei penitenti, oriundi di Assisi. Infatti, il loro Ordine non era ancora detto Religione» (Leggenda dei tre compagni, nn.35-37).
«Ma passato breve tempo - continua il Celano -, san Francesco desiderando di rivederli tutti, pregò il Signore che si degnasse nella sua misericordia di riunirli presto. E tosto, secondo il suo desiderio e senza che alcuno li chiamasse, si ritrovarono insieme e resero grazie a Dio.
Prendendo il cibo insieme manifestano calorosamente la loro gioia nel rivedere il pio pastore e la loro meraviglia per aver avuto il medesimo pensiero. Raccontano poi i benefici ricevuti dal misericordioso Signore e chiedono e ottengono umilmente la correzione e la penitenza dal beato padre per le eventuali colpe di negligenza o di ingratitudine» (I Cel., n. 30).
Successivamente, frate Sabbatino, a detta dello Iacobilli, «predicò in Italia, e fece molto frutto nell'Anime; dimorò con S. Francesco, et altri XI compagni, nel primo luogo di Rivotorto, in S. Maria degli Angeli, in altri luoghi, ove lo mandò S. Francesco; e fù degno spesso sentire li santi ricordi, che dava quella bocca di Serafino; e veder spesso li gran miracoli, che faceva, e la vita santissima, che conduceva». (L. Iacobilli, Vite, I, p. 185).
Nel 1219, dopo il Capitolo generale di Pentecoste, decise le nuove missioni, Sabbatino unitamente a Francesco, a Pietro Cattani, a Barbaro, a Leonardo, a Illuminato e a molti altri, partì "missionario" alla volta dell'Oriente, da cui fece ritorno nel 1220.
Dopo la morte di S. Francesco, frate Sabbatino fu inviato a Roma, presso il convento di S. Maria di Aracoeli, ove, a detta delle cronache, «visse in gran santità, e vi morì illustre di miracoli adì 2 di Febraro 1251. Il suo Corpo si conserva nella Colonna, o pilastro a mano destra dell'Altare maggiore d'essa Chiesa; et alla sinistra sta quello del B. Iunipero».
Nel Martirologio Francescano, riferite a frate Sabbatino, si leggono le seguenti parole: «2 Febbraio: Romae, Beati Sabbathini Confessoris, Seraphici Patris Divi Francisci socii, vitae sanctitate conspicui».

Fabrizio

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