PIETRO CATTANI (secondo compagno di Francesco)

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PIETRO CATTANI (secondo compagno di Francesco)

Messaggio  Fabrizio il Mer Nov 26, 2008 5:45 pm

PIETRO CATTANI
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Narra Ludovico Iacobilli: «Fu questo beato frate Nobile Assisano, della famiglia Catanea: essendo Canonico della cattedrale, dedicata a S. Rufino Vesc. e Martire; mosso dall'esempio del B. Bernardo Quintavalle, pure nobile Assisano, dispensò tutto il suo a Poveri, si accostò a S. Francesco, e fu vestito da lui del suo sacro habito, adì 18 d'Aprile 1209 (sic! 16 aprile 1208), nell'istesso giorno, e poche ore dopo esso B. Bernardo, che fu il primo compagno di quel santo Institutore dell'Ordina Minore.
Andò poi l'anno 1219 con esso santo Patriarca a Soria (Siria); e ritornato in Italia, nel capitolo generale, celebrato l'anno 1220 nel convento di S. Maria degli Angeli fuori d'Assisi; S. Francesco (…) creò primo ministro Generale dell'Ordine il B. Pietro; e S. Francesco rinuntiò il Generalato, per molte infermità corporali, ch'haveva, e gli promesse sempre obedire: ma questo Beato, per humiltà, e per viver'esso santissimo Fondatore, non volse mai titolo di Generale: ma solo di suo Vicario: ancorché il medesimo santo mentre gli scriveva lo chiamasse Ministro Generale.
Havendo preso l'Offitio, e vedendo non poter sovvenire alle necessità di tanti frati, e poveri, che venivano a quel primo picciol Convento, disse a S. Francesco, se voleva permettere, che potesse riserbare, per soccorrere agli bisogni dell'Hospiti qualche facoltà, o beni degli Novitij, che venivano all'Ordine.
In niuna maniera (rispose il santo Padre) desidero, che facci questo, ch'è contro la regola della povertà, che noi professiamo; ma per aiutare le necessità degli Hospiti, e de' Poveri più presto spoglia gli ornamenti dell'Immagine della Madonna, e degli Altari, che Dio provederà degli altri, e farà più grato alla B. Vergine, che si denudino gli Altari, e si levino gli ornamenti delle sue Immagini, che trasgrediamo l'Evangelio del suo figlio; onde ammaestrato il Beato da detti, et altri santi documenti, procurò di fargli esseguire da' suoi frati
Resse il B. Pietro la Religione circa un anno, con molta osservanza, benignità, humiltà, e patienza, ancorché havesse molti, che l'odiassero; et in fine morì santamente nel detto Convento di S. Maria degli Angeli; et il suo Corpo fu sepolto appresso la sacra Cappella di quel Convento.
La sua morte fu adì 10 di Marzo 1221, cinque anni avanti quella di San Francesco.
Di quanto merito fusse appresso il Signor'Iddio, si conobbe dalli continui, e quasi innumerabili miracoli, ch'operava verso quelli, che visitavano il suo corpo, o si raccomandavano alle sue intercessioni.

Fabrizio

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Re: PIETRO CATTANI (secondo compagno di Francesco)

Messaggio  Fabrizio il Gio Nov 27, 2008 4:45 pm

PIETRO CATTANI
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E perché ogni giorno veniva moltitudine di gente a riverir il suo corpo, a portar voti, tabelle, et altre cose, in segno delle gratie ricevute; et ad offerir molti doni grandi alli frati, e per tal causa si perturbavano gli animi degli Osservatori della Regola, si rompeva il silenzio alli frati, e s'impedivano i divini offitii. Informato del tutto il P. S. Francesco, pieno di zelo, si trasferì al corpo del Beato; et in piedi con voce alta, e precettiva gli disse: "F. Pietro, mentre eri vivo sempre, e prontamente m'obedisti, l'istesso ti comando, che facci adesso, che sei passato all'altra miglior vita. Siamo molto molestati dalli veneratori del tuo sepolcro, ci snervano la Povertà, ci rompono il silentio, e ci levano dall'osservanza regolare: ti comando, per santa obedienza, che per l'avvenire cessi di far miracoli".
Mirabil cosa! Per tal comandamento, mai più operò miracolo alcuno; e però nessuno venne più a venerarlo, né ad impedire i frati.
Poco dopo S. Francesco fece trasferir il suo corpo, in un altro luogo contiguo a detta sacra Cappella di S. Maria degli Angeli, ove al presente si vede in una fenestrella murata con un'iscritione antica di marmo.
Nel discoprir il suo corpo fu trovato star come in ginocchioni, con la testa, e volto basso; volendo dimostrare, ch'alla voce del suo santo Padre, si era mosso ad obedire, anche dopo la morte» (L. Iacobilli, Vite, I, pp. 308-309).

Fabrizio

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