Perfetta Letizia

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Perfetta Letizia

Messaggio  Fabio il Dom Apr 20, 2008 9:57 am

Perfetta letizia



CAPITOLO OTTAVO DEI FIORETTI

COME ANDANDO PER CAMMINO SANTO FRANCESCO E FRATE LIONE,

GLI ESPOSE QUELLE COSE CHE SONO PERFETTA LETIZIA


Venendo una volta santo Francesco da Perugia a Santa Maria degli Angeli con frate Leone a tempo di verno, e il freddo grandissimo fortemente il cruciava, chiamò frate Leone il quale andava un poco innanzi, e disse così: "Frate Leone, avvegnadio ch’e frati minori in ogni terra dieno grande esempio di santità e buona edificazione, nondimeno scrivi, e nota diligentemente, che non è ivi perfetta letizia".

E andando più oltre, santo Francesco il chiamò la seconda volta: "O frate Leone, benché ‘l frate minore illumini i ciechi, distenda gli attratti, cacci i demoni, renda l’udire a’ sordi, l’andare a’ zoppi, il parlare a’ mutoli e (maggior cosa è) risusciti il morto di quattro dì, scrivi che non è in ciò perfetta letizia".

E andando un poco, santo Francesco grida forte: "O frate Leone, se ‘l frate minore sapesse tutte le lingue e tutte le scienzie e tutte le scritture, sì ch’e sapesse profetare e rivelare non solamente le cose future, ma eziandio i segreti delle coscienzie e degli animi, scrivi che non è in ciò perfetta letizia".

Andando un poco più oltre, santo Francesco ancora chiamò forte: "O frate Leone, pecorella di Dio, benché ‘l frate minore parli con lingua d’angeli e sappi i corsi delle stelle e le virtù dell’erbe e fossongli rivelati tutti i tesori della terra e cognoscesse le nature degli uccelli e de’ pesci e di tutti gli animali e degli uomini e degli arbori e delle pietre e delle radici e dell’acque, scrivi che non ci è perfetta letizia".

E andando anche un pezzo, santo Francesco chiama forte: "O frate Leone, benché ‘l frate minore sapesse sì bene predicare, che convertisse tutti gl’infedeli alla fede di Cristo, scrivi che non è ivi perfetta letizia".

E durando questo modo di parlare bene due miglia, frate Leone con grande ammirazione il domandò, e disse: "Padre, io ti prego dalla parte di Dio, che tu mi dica ove è perfetta letizia". E santo Francesco gli rispuose. "Quando noi giugneremo a Santa Maria degli Angeli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta del luogo, e '1 portinaio verrà adirato e dirà: "Chi siete voi?" e noi diremo: "Noi siamo due de' vostri frati" e colui dirà: "Voi non dite vero: anzi siete due ribaldi, che andate ingannando il mondo e rubando le limosine de' poveri; andate via", e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all'acqua, col freddo e colla fame, infino alla notte; allora, se noi tante ingiurie e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente sanza turbazione e sanza mormorazione, e penseremo umilemente e caritativamente che quel portinaio veracemente ci cognosca e che Iddio il faccia parlare contra noi, o frate Leone, scrivi che ivi è perfetta letizia.

E se noi perseverremo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie e con gotate, dicendo: "Partitevi quinci, ladroncelli vilissimi, andate allo spedale, ché qui non mangerete voi, ne albergherete"; se noi questo sosterremo pazientemente e con allegrezza e con buono amore o frate Leone, scrivi che qui è perfetta letizia

E se noi, pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte, più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l'amor di Dio con gran pianto che ci apra e mettaci pur dentro: e quelli più scandalezzato dirà "Costoro sono gaglioffi importuni; io gli pagherò bene come sono degni" e uscirà fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo a nodo con quello bastone se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali noi dobbiamo sostenere per lo suo amore: o frate Leone, scrivi che in questo è perfetta letizia.

E però odi la conclusione, frate Leone. Sopra tutte le cose e grazie e doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimo e volentieri per l'amor di Cristo sostenere pene, ingiurie, obbrobri, disagi. Però che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, però che non sono nostri ma di Dio; onde dice l'apostolo: "Che hai tu, che tu non l'abbi da Dio? e se tu l'hai avuto da lui, perché te ne glorii, come se tu l'avessi da te?"

Ma nella croce della tribolazione e della afflizione ci possiamo gloriare, però che questo è nostro E però dice l'apostolo "Io non mi voglio gloriare se non nella croce del nostro signore Gesù Cristo"'. Al quale sempre sia onore e gloria in saecula saeculorum. Amen.

Fabio

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Re: Perfetta Letizia

Messaggio  Fabrizio il Ven Giu 27, 2008 12:08 am

anche se non perfetta, la letizia è importante per il Francescanesimo

La gioia è un dono che gli uomini cercano e attendono e che il credente è tenuto a trasmettere come l’amore e la fede
Le persone hanno bisogno di vedere volti sereni, ilari, facce spianate, un sorriso più che penitenti e predicatori accigliati. Quindi la gioia, perché è un mezzo di irradiazione di pace, di tranquillità, è una forma di apostolato.
Francesco non amava le facce melanconiche e depresse, una volta rimproverava un frate perché aveva l’aria triste, sopportando la cosa a malincuore, gli disse: il servo di Dio non deve mostrarsi agli occhi degli altri triste e rabbuiato, ma sempre sereno. Ai tuoi peccati, riflettici nella tua stanza e alla presenza di Dio piangi e gemi, ma quando ritorni tra i frati, lascia la tristezza e conformati agli altri (Celano II, 90 F.F. 712)
I frati sono giocondi e garbati, garbalmente allegri e ancora si mostrino sempre allegri nel Signore, sorridenti e gai e convenientemente graziosi (Regola non bollata, VII, 17)
Francesco di fronte ai vari profeti di sciagure, vuole essere ricordato come un profeta di consolazione, per questo non sa essere triste, neanche quando, i mali fisici hanno preso il sopravvento, neanche allora si attenuano i toni della letizia, cerca anzi un po’ di sollievo attraverso la musica. Una norma che vale anche per i suoi frati; quando essi arrivavano in qualche luogo dovevano instaurare per tutti un clima di festa; quali giullari di Dio dovevano contribuire affinché un tal clima si instaurasse.
Francesco è sommo penitente, sommo contemplativo, grande uomo di preghiera, lavoratore, predicatore, ma ugualmente seminatore di felicità.
Nella breve sosta che compie nel palazzo del vescovo, in Assisi, di ritorno da Siena, dove è stato a curarsi un male agli occhi, prega i suoi frati che eseguano un po’ di musica. Il canto, accompagnato dagli strumenti musicali di allora, era chiassoso per cui frate Elia si sentì obbligato ad ammonirlo e a far tacere questi frati, perché la cosa non era decente; c’era piuttosto da far penitenza e da pregare, visto che stava in punto di morte. E Francesco rispose: "Fratello, lasciami godere nel Signore e cantare le sue lodi in mezzo alle mie sofferenze, poiché per dono dello Spirito Santo, sono così unito al mio Signore che per sua misericordia, ho ben motivo di allietarmi nell’Altissimo".(Specchio di perfezione 121 FF1 821).
Quando il medico gli dice che era ormai alla fine, egli invece di rattristari, ebbe tanta gioia, che cominciò a cantare il Cantico delle Creature e poi aggiunse la strofa per sorella morte, e per quelli che muoiono nel tuo amore (Specchio di perfezione 122:123 F.F. 1822-1823). Muore, come era vissuto, cantando.

Fabrizio

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Re: Perfetta Letizia

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Re: Perfetta Letizia

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