il frate (l'uomo) perfetto

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il frate (l'uomo) perfetto

Messaggio  Fabrizio il Mar Giu 24, 2008 12:18 pm

trovato via web www.cappuccinivenezia.org/frate%20perfetto.doc

non è farina del mio sacco. ma posso farne tesoro, introducendola nel mio sacco e condividerla Very Happy

“Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48 ). Riportata così, senza preamboli e premesse, questa categorica ingiunzione di Gesù sembra non lasciare scampo a debolezze. Ma cosa intende Gesù quando ci invita alla perfezione? Che dobbiamo essere ineccepibili in ogni circostanza, che dobbiamo riassumere in noi ogni virtù allo stato massimo, che dobbiamo essere al top in tutto e per tutto? Può il Signore chiedere a delle creature “finite” di essere perfette?
Quello che l’evangelista Matteo esprime con il termine “perfetto” viene detto da Luca con “misericordioso”. “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6,36). In questo consiste la “perfezione” di Dio, nella misericordia. Qualche versetto prima Matteo riporta: “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti” (Mt 5,43-45). Il Padre è “perfetto” perché ama al di là del contraccambio, tutti. Indistintamente.

SAN FRANCESCO


“Francesco, immedesimato in certo modo nei suoi fratelli per l’ardente amore e il fervido zelo che aveva per la loro perfezione, spesso pensava tra sé quelle qualità e virtù di cui doveva essere ornato un autentico frate minore.
E diceva che sarebbe buon frate minore colui che riunisse in sé la vita e le attitudini dei seguenti santi frati: la fede di Bernardo, che la ebbe perfetta insieme con l’amore della povertà; la semplicità e la purità di Leone, che rifulse veramente di santissima purità, la cortesia di Angelo, che fu il primo cavaliere entrato nell’Ordine e fu adorno di ogni gentilezza e bontà, l’aspetto attraente e il buon senso di Masseo, con il suo parlare bello e devoto; la mente elevata nella contemplazione che ebbe Egidio fino alla più alta perfezione; la virtuosa incessante orazione di Rufino, che pregava anche dormendo e in qualunque occupazione aveva incessantemente lo spirito unito al Signore; la pazienza di Ginepro, che giunse a uno stato di pazienza perfetto con la rinunzia alla propria volontà e con l’ardente desiderio d’imitare Cristo seguendo la via della croce; la robustezza fisica e spirituale di Giovanni delle Lodi, che a quel tempo sorpassò per vigoria tutti gli uomini; la carità di Ruggero, la cui vita e comportamento erano ardenti di amore, la santa inquietudine di Lucido, che, sempre all’erta, quasi non voleva dimorare in un luogo più di un mese, ma quando vi si stava affezionando, subito se ne allontanava, dicendo: Non abbiamo dimora stabile quaggiù, ma in cielo (Eb 13,14)”. (FF 1782)

Qual è il frate perfetto? Non ci sono persone specifiche che riassumono tutte le perfezioni ma c’è un elenco di persone concrete, ognuna con una qualche particolarità. Francesco evita di fare un elenco anonimo di virtù. Decide di passare in rassegna uomini reali, i volti concreti di quei frati che sono con lui, che ha conosciuto, attraverso i quali il Signore gli ha parlato. Il frate perfetto non esiste ma esiste una “fraternità” all’interno della quale ci sono contraddizioni, incomprensioni ma anche doni e grandi possibilità.
Ognuno all’interno della fraternità ha una “sua” perfezione da offrire. Nessuno è perfetto ma ognuno è-fatto-per qualcosa, ognuno è chiamato a dare il suo contributo e a riconoscere quanto gli viene offerto dagli altri.

Il grande nemico della fraternità, della vita insieme, il “grande peccato” è l’invidia.

Abbiamo paura che ci venga tolto quello che è nostro.
La fraternità dovrebbe diventare una palestra dove si gareggia nello stimarsi a vicenda (cfr. Rm 12), dove si superano le paure sperimentando che è donando che si riceve. Solo allora la nostra ricchezza diventa patrimonio di tutti.


Un racconto: Il pranzo paradisiaco.

In una cittadina polacca dove la maggior parte degli ebrei erano poveri e ignoranti e dovevano competere per guadagnarsi da vivere, abitava un uomo molto ammirato per la sua sapienza, ricchezza e religiosità. Un bel giorno tra lo stupore e la gioia i dodici capi della comunità ricevettero un invito a casa sua: «Reb Isaac ha l’onore di invitarvi a casa sua martedì prossimo alle sei per una cena degna del Paradiso». Tutti erano impazienti che arrivasse martedì. Invitati da Reb Isaac!
Una cena degna del Paradiso! Si presentarono alle sei in punto e vennero fatti accomodare in sala da pranzo dove la tavola era apparecchiata con piatti, bicchieri e argenteria raffinati. Una volta seduti, un servitore portò a Reb Isaac una pagnotta sulla quale egli recitò la benedizione tradizionale. Poi, sempre a lui e a nessun altro, fu servito un piatto di minestra. Reb Isaac cominciò a mangiare commentando: «Mmm, com’è buona. Non ricordo più quando è stata l’utima volta che ho mangiato una minestra così buona». Gli ospiti erano perplessi, perché non veniva servito da mangiare anche a loro? Quando Reb Isaac ebbe finito la minestra, fece un cenno al servitore che portò via il piatto vuoto e tornò subito con una pietanza di carne e verdure per il padrone di casa, ma ancora una volta niente per gli ospiti. Reb Isaac riprese a mangiare esclamando: «Oh, che buono. Non sapete che cosa perdete. È così saporito, proprio delizioso». Alla fine uno dei commensali sbottò: «Non capisco, Reb Isaac. Ci hai fatto venire per prenderci in giro? Siamo stati invitati per una cena degna del Paradiso, ma tu mangi e noi restiamo a guardare. Perché ti comporti così?» Reb Isaac sorrise:
«Una cena degna del Paradiso. Che cosa pensavate che fosse? Il Paradiso è forse un ristorante famoso? Un luogo dove si desidera andare per mangiare e bere bene? No, il Paradiso è un luogo dove le persone si amano abbastanza da essere felici della felicità di un altro. Il Paradiso è ovunque si riesca ad assistere al successo del prossimo senza invidiarlo. Il Paradiso è il luogo in cui la gente sa che le cose veramente importanti della vita esistono in tale abbondanza che ce n’è per tutti, senza bisogno di portarle via agli altri. E ora, se tutti avete imparato la lezione, vi farò servire la cena».
(Cfr. Harold S. Kushner, Nessuno ci chiede di essere perfetti nemmeno Dio, Milano 2000; Fonti Francescane, Padova 1990).

Fabrizio

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Re: il frate (l'uomo) perfetto

Messaggio  Fabio il Gio Giu 26, 2008 11:03 am

Veramente un belllisimo e significativo passo ci hai presentato Fabrizio.
Sono parole che tutti noi dovremmo seguire con grande convinzione.

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Fabio

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